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"Se beve be’ se magna be’, si sta yeah yeah"

 

PIOBESI D'ALBA OGGI


A Piobesi d'Alba ci si arriva probabilmente per il buon vino: è infatti uno dei centri di produzione della Barbera d'Alba e il Roero. E' addirittura la sede della prima distilleria che ottenne la licenza di distillazione: l'Antica Distilleria Sibona, fondata nel 1900. La distilleria non usa più l'antica locomotiva a vapore, ma fa ancora il suo dovere.

Sarà anche per questo aiuto allo spirito che Piobesi d'Alba ospita allegre manifestazioni come il carnevale Carné Vei e la Castagnata al Bricco in occasione della festa dell'Immacolata.

La Pro Loco organizza anche la Festa Patronale per la Madonna del Carmine, che si dipana per un'intera settimana a partire dalla seconda domenica di Luglio. E non è finita qui: c'è anche la recentemente istituita fiera della Raviora comooda, che si svolge a fine maggio e coinvolte attività sportive, culturali ed enogastronomiche.

Se tutta questa attività festaiola non fa per voi, o dovete farvi perdonare qualcosa dopo le allegre bevute potete visitare tre graziose chiese: Chiesa di San Rocco, San Pietro in Vincoli e Chiesa di Santa Maria al Bricco. Le ultime due contengono anche affreschi e dipinti di valore storico e artistico.


PIOBESI D'ALBA GALLERY



PIOBESI D'ALBA IERI


La zona di Piobesi, fu certamente, nei periodi paleolitico e neolitico, insediamento dei liguri. Ambita dai Celti e sopratutto dai Romani, dopo due secoli di energiche, spesso feroci campagne di guerra, fu domata ed inserita nell'ordinamento Romano. 

In seguito alla decadenza dell'impero, i Barbari entrano dalle frontiere: giungono in Piemonte gli Eruli, i Goti, i Turcilingi, i Borgognoni ma sono soprattutto i Longobardi a lasciarci ampie testimonianze e a "mettere radici". E' denominata ancor oggi "Librando" termine prettamente longobardo, nella zona a sud della Chiesa di S. Pietro, la strada che, partendo dal Cimitero, va verso quella che porta a cascina "Vola". 

Nel 774, i Franchi e con loro gli Alemanni, sconfiggono i Longobardi. Forse giù Eilulfo nell'806, più sicuramente Audace nel 904, si vede assegnare e confermare da Beregario, Re d'Italia, le terre del Roero ed assumere la potestà su cinque "pievi", le parrocchie.

Per alcuni secoli la situazione si mantiene stazionaria, mentre a partire dal X secolo, muta radicalmente e progressivamente: sotto la spinta di fattori diversi quali frazionamento feudale, aumento della popolazione, necessità di nuove terre da sfruttare e la necessità di mettersi al riparo da offese in luoghi più difendibili e quindi iniziano le formazioni dei centri rurali di sommità: una parte del territorio passa sotto il controllo dei signori di Montaldo (1137) ma il Vescovo dispone ancora in proprio di buona parte del Feudo. 

Nel 1263 emergono con forza i De Brayda. L'investitura del 1292 vede i De Brayda in possesso del "castro seu monte" di Piobesi, sopra il giù formato nucleo del Bricco.  Intorno al 1349 Giorgio De Brayda vende la propria metà a Francesco Malabaila e nel 1379, i Roero acquistano metà di Piobesi "in consortitu Ludovici Malabaile et aliorum consortorum"; i de Brayda a questo punto non sono più compresi. 

Le vicende di quegli anni non sono del tutto chiare: dopo il 1387 i De Brayda sono in lite con i Malabaila e con l'appoggio dei "De Baldissero" assaltano il castello di Piobesi, scacciano i Malabaila ed asportano quanto trovano. Ne nasce una vertenza, chiusa nel 1395, dal Vescovo di Bologna che condanna i De Brayda ed i De Baldissero a rifondere i danni ai Malabaila. 
I De Baldissero, però e non si sa come, rimangono intromessi nel feudo, in consortile con i Roero, riscuotendo omaggi e fitti. 
Alcuni anni dopo, nel 1468, i De Baldissero vendono ai Damiani, conti di Priocca, ogni loro ragione sulla metà di Piobesi non di spettanza ai Roero. 
Nel 1620, Carlo Emanuele I° ne viene in possesso e lo infeuda sempre parte ai Roeri e in parte ai Damiani. 

Dopo l'abolizione dei privilegi feudali, i Damiani vendono la loro parte ai Roero.

Il 31 Dicembre 1811 e ancora da Clemente Damiani di Priocca, Traiano Domenico Roero acquista il sito del vecchio castello del quale esistono solo rovine. Oggi neanche queste.


 

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