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"Il formaggio costituisce, con il pane e il vino, la trinità della tavola europea"

 

MURAZZANO OGGI


Scudo e chiave del Piemonte.

Qui si mangia bene. La Tuma Murazzano DOC è una delizia per chi di formaggi se ne intende.

Un antichissimo mulino svettava sulle case fin dall’anno 1000. Tutto risultato di una tradizione rurale dura a morire, e per fortuna!

Coi primi caldi di giugno si ha voglia di stare per le strade ed è così che nasce la Mostra Mercato della Ceramica: da tutta Italia ceramisti accorrono per esporre e vedere i capolavori dell’artigianato.

Non c’è bisogno nemmeno di dirlo, si tratta anche di una buona occasione per bere del buon vino o visitare il paese, con la sua Torre Millenaria: 33 metri di altezza per godere di  un panorama che non si dimentica, a prescindere dalle quantità di buon vino ingerite.


MURAZZANO GALLERY



MURAZZANO IERI


Murazzano negli antichi documenti è detto in latino Mulatianum e Mulassano in volgare.

La desinenza latina testimonia quasi certamente la sua origine da un “Fundus Munatianum” istituito dai Romani verso il 173 a. C. quando riuscirono ad assoggettare i Liguri.

Verso il 900 subì le scorrerie dei Saraceni e Murazzano è nominato per la prima volta, proprio in questo periodo, nel famoso diploma di Ottone I del 967 il quale passando per le Langhe lasciò la zona “sine tributo” vista la desolazione causata da queste scorrerie.

In seguito, Murazzano fece parte della Marca Aleramica ed è nominato per la seconda volta in un atto del 1143 stipulato tra i figli di Bonifacio del Vasto.

Nel 1210 passò sotto i Marchesi di Saluzzo fino al 1463 quando fu acquistato dai Savoia. Nell’atto fu definito “Clypeum et clavis patri? pedemontan?” per la sua posizione strategica. Per una serie di circostanze i Savoia ne vennero in possesso solo nel 1625 e da allora visse le vicende del Piemonte.

Durante il periodo Napoleonico, fu incendiata la sacrestia del santuario (1799) e nel 1800 fu distrutto il castello.

Nella seconda guerra mondiale, visse il periodo della Resistenza scrivendo una delle pagine più straordinarie in favore dei partigiani feriti che trovarono rifugio e cure nell’ospedale ricovero attiguo al Santuario.


 

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