"Ci si può drogare di cose buone… E una di queste è certamente lo sport"

 

MONTA' OGGI


Nel verde in cui si immerge Montà si nasconde il Santuario dei Piloni. 13 sono i piloni ornati con statue di gesso. Segnano il sentiero in una via crucis che porta su alla cappella del Santo Sepolcro.

Dentro un parco silente e ombreggiante sorge il castello dei Conti Morra di Lavriano. Nei boschi che circondano l’abitante i castagni secolari maturano prima, tanto che li chiamano i castagni “della Madonna”.

La natura qui è più che importante.

5 sentieri tematici si sviluppano ad anello intorno al paese.

35 chilometri di sentieri che si prestano al trekking, ma anche alla mountain bike. Qui allo sport ci tengono. La polisportiva montatese ha una squadra di calcio che gioca in prima categoria e ha un tifo che nemmeno la nazionale italiana nei tempi migliori.

All'ingresso del paese resiste ancora la testona di Benito Mussolini. Un po' come uno spaventapasseri.


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MONTA' IERI


Il passaggio già in età romana di un’importante strada che risaliva il pendio (la montata fangi) e reperti d’epoca documentano un remoto interesse per l’area.

Attorno al Mille inizia la formazione della “villa“ (fra il settecentesco campanile e l’antica parrocchiale), mentre nei dintorni si vanno formando altri insediamenti (Morinaldo, Desaia, Laione, Turriglie, Tuerdo) con relativa chiesa cimiteriale e territorio proprio.

Tutto muta alla metà del ’200, quando il Comune di Asti, deciso ad annientare gli avversari per tenere aperte le vie commerciali, sconvolge l’intera area.

Nel 1257 gli insediamenti decentrati citati vengono in tutto o in parte distrutti o spopolati: gli abitanti sono costretti a confluire nella “villanova“, che si allarga a ventaglio dall’antica villa e nella quale confluiscono anche esuli di Anterisio che non hanno ritenuto di trasferirsi nella “villanova“ della vicina Canale.

Nel 1363 il feudo di Montà viene acquistato dai Roero, che nel 1441 lo vendono ai Malabaila di Asti, per estinzione dei quali perviene alla fine del ‘500 agli Isnardi di Sanfré, quindi alla fine del ‘600 ai Parella di S.Martino, poi ai Wilcardel, e per metà, ai Falletti di Barolo.

L’abitato ebbe a soffrire più volte a causa delle guerre, ma l’episodio più grave si ebbe il 7 Luglio 1691, quando cinquemila soldati del generale francese Catinat raggiunsero il paese e per rappresaglia saccheggiarono ed incendiarono tutte le case. Questo episodio viene rievocato durante la Sagra di settembre che si tiene ogni anno in paese.


 

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