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"La tradizione non si comprende come una continuazione di usanze, costumi, modi ed insegnamenti ma come trasmissione di vivo vissuto"

 

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Guarene spicca tra i tanti bei paesi del Roero.

È uno di quelli meglio conservati, con il castello che è tutt'oggi una delle dimore signorili più pregiate del '700. Oggi è un hotel per la precisione, come potete immaginare 5 stelle non gliele toglie nessuno.

Nel 2017 ha ospitato l'edizione della manifestazione itineranteCantè j'Euv ed è stato un bagno di folla e solidarietà. Tutto il ricavato della serata folcloristica e canora è andato ai terremotati di Arquata del Tronto.

Oltre alla vite non c'è bisogno di dirlo, questa è la terra della Pera Madernassa; se ne raccolgono circa 500 quintali in 70 giornate. Ricca di zuccheri, dà il meglio di sé quando è cotta, magari a bagno nel vino, per rallegrare le sere autunnali che a tutti portano un po' di malinconia.


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Guarene sorse per la prima volta nella pianura del Tanaro, alle pendici della collina su cui sorge l’attuale borgo. La volontà di cercare un luogo più sicuro e maggiormente difendibile, ha portato la comunità dell’epoca a spostare il proprio insediamento ai piedi del Castello che già dominava la collina.

Le vicende su Guarene sono incerte per un lungo periodo. Dopo una serie di contese tra il Comune di Asti e quello di Alba, il borgo diventa un possedimento del vescovo di Alba. Le lotte politiche e le guerre che interessano il Piemonte nel XIV secolo comportarono la presenza di eserciti stranieri che spadroneggiano su tutto il territorio.

Il passaggio di proprietà dal Vescovo di Alba ai Roero ha due versioni contrastanti: la prima racconta che il capitano di ventura Vagnone Vittor di Trofarello, incaricato dal Vescovo di Alba, riesce a liberare Guarene dall’occupazione degli eserciti stranieri. Come risarcimento per le spese sostenute per l’impresa, Vagnone si proclama feudatario di Guarene. Nella seconda versione è lo stesso Vescovo di Alba a cedere il feudo nel 1348 al Vagnone.

Il capitano di ventura cede il borgo e i relativi possedimenti, nel 1379, alla famiglia Roero, potenti banchieri di Asti. I Roero, dopo anni di alterne vicende, diventano in maniera stabile prima i feudatari e in seguito i conti di Guarene fino all’abolizione dei titoli feudali e all’estinzione della casata.

Nel XVII secolo Carlo Emanuele I toglie Guarene ai Roero e la concede in feudo al figlio Felice, ma Vittorio Amedeo I la restituisce nuovamente ai Roero nel 1618, che la mantengono fino all’estinzione della casata.

Tra il XVII e il XVIII secolo Guarene subisce le conseguenze delle vicende storiche legate alle lotte per la conquista e il dominio dei territori italiani, e in particolare le vicende legate alle guerre per la successione del Monferrato, dal 1613 al 1631. Come tutti i paesi all’interno dei territori interessati da questa vicenda storica, Guarene subisce l’imposizione di tasse, di contributi di viveri e quant’altro risulti necessario agli eserciti di passaggio. Carestie e peste contribuiscono a rendere questo periodo molto gravoso.

Con il Trattato di Cherasco, del 1631, Guarene viene ceduta dai Gonzaga di Mantova, Marchesi del Monferrato, di cui i Roero erano feudatari, a Casa Savoia.

L’ultimo conte Roero, Alessandro, muore nel 1899 senza lasciare eredi diretti. Tutte le proprietà della storica famiglia nobiliare passano ai Conti Provana di Collegno.


 

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