"Johnny uscì sul ciglione e guardò Castino: mai era apparso tanto nitido e vivisezionabile nell’aria cristallina."

 

CASTINO OGGI


Nel centro storico di Castino si vede ancora il lavatoio che teneva le donne indaffarate mentre i mariti lavoravano la terra in solitudine.

Le mogli chiacchieravano a lungo strofinando i panni anche più del dovuto per portare a termine le lunghe giornate.

Questo sapore antico ha ispirato Corrado Bertinotti, avvocato torinese, che ha voluto ambientare il suo romanzo proprio tra queste vie.

Racconta la storia di un giovane medico obiettore di coscienze e sullo sfondo c’è sempre lei, la resistenza.

Un romanzo che cita omaggia Fenoglio senza tentare di emularlo.


CASTINO GALLERY



CASTINO IERI


Il paese ha origini antiche e Liguri.

Sull'origine del nome del Comune, ci sono due teorie: la prima lo fa arrivare da un legionario romano che pare si chiamasse Castino. La seconda, che il suo nome derivi da "Castrum Stattiellorum" (secondo altri l'etimologia esatta sarebbe dal basso latino "Castaneum" cioè castagneto, per le piante che ancora oggi vi abbondano).
Fu l'antico popolo ligure che diede il nome alla regione italiana:  spinti da tribù celtiche, furono costretti a penetrare l'interno boscoso della zona subalpina, spingendosi fino alle valli montane. Lungo i loro spostamenti costruirono villaggi e avviarono attività commerciali.

Nel Medioevo Castino appartenne ai Marchesi di Savona, ai Marchesi di Ceva e di Valperga. Oggetto di aspre contese fra Francesi e Spagnoli, Castino passò definitivamente ai Savoia.

Come per altri Comuni delle Laghe e Roero, anche Castino subì la distruzione del proprio Castello per opera degli spagnoli. 

Un pregevole pulpito barocco si ammira nella parrocchiale di Santa Margherita, assai mutata dai restauri dopo una scossa di terremoto nel 1887. Monumento nazionale è la chiesa benedettina della Vergine delle Grazie, in regione San Martino, di cui sussistono la facciata ed il coro con due altari laterali: apparteneva ad un antichissimo monastero in cui entravano, per prendervi i voti o per esservi educate, le damigelle delle migliori famiglie delle Langhe. Il convento fu soppresso sotto i francesi, nel 1802, ed il cospicuo patrimonio, 300 giornate di terra, venduto come "bene nazionale.


 

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