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Prima che gli alberi attorno alla mia casa crescessero a dismisura, potevo vedere da camera mia la Stella Polare, un viatico verso un sonno tranquillo"

Prima che gli alberi attorno alla mia casa crescessero a dismisura, potevo vedere da camera mia la Stella Polare, un viatico verso un sonno tranquillo"

 

CAMO OGGI


Da qui puoi vedere la Valle Belbo e sullo sfondo l’arco alpino.

Ma soprattutto si dice che da qui si vedon le stelle, su per il bric. Come non le avete mai viste. Venere è sempre fissa nel cielo, la mattina saluta Canelli e la sera prende forma verso Mango.

Dalla dolcezza di questo quadro nasce la delicatezza del Moscato che qui occupa gran parte delle coltivazioni a vite. Piazza Carlo Cirio è una terrazza da cui perdere lo sguardo nelle colline delle pregiate viti che daranno vita al prezioso vino.

Pavese conosceva bene questi posti e di Camo scriveva anche, qua e là. Tanto da far nascere l’espressione “fino a Camo” per indicare un luogo lontano.

Ma Camo non è più così distante ora che in tanti lo conoscono. Qui troviamo il Museo a Cielo Aperto di Camo. Nient’altro che arte per le strade, di quella che ti stupisce quando ti cade l’occhio sulla parete dipinta da un pittore francese, giunto apposta quassù per donare un’opera.

Un concetto di arte nuova, fruibile a tutte le ore e da chiunque abbia voglia di farsi ancora colpire dall’arte, respirando l’aria buona delle Langhe, sotto il cielo più stellato del Piemonte.


CAMO GALLERY



CAMO IERI


Camo ha una lunga storia alle spalle. 

Partiamo dal 1001 quando la città fu concessa da Ottone III a Olderico Manfredi.

Passò poi sotto Asti e in seguito ai Marchesi del Monferrato, che ne ebbero piena giurisdizione fino al 1631.

A sancire il passaggio di Camo e di molti altri paesi (Alba, Diano, Roddi, Verduno, Grinzane, Perno, Gottasecca, Barolo, Barbaresco, Bosia, Somano, Cigliero, Rocca di Cigliero e Camerana) dal Monferrato a Casa Savoia fu il trattato di Cherasco del 6 aprile 1631. 

Nel 1633 Camo fu dato in feudo ai Gambarana e successivamente ai Beccaria-Incisa.

 Nel 1777 Giovanni Lorenzo Burelli, un benefattore, fondò a Camo il priorato della Madonna del Rosario.

Le epoche successive portano pochissime notizie certe su ciò che accadde a Camo. 

Si pensa che agli inizi dell'800 Camo contava circa 200 abitanti e faceva parte della provincia e della diocesi di Alba nella divisione di Cuneo. Dipendeva dal Senato piemontese, era sottoposto all'intendenza prefettizia di Alba, mentre per il servizio postale doveva ricorrere a Canelli. 

Gli inizi del 900 videro Camo estendersi e poi far passare l'amministrazione a S. Stefano Belbo, che ne avrebbe mantenuto la giurisdizione sino al 1947. 

Le attività religiose e i problemi politici e sociali attraversarono il paese in quegli anni. 

Oggi Camo è uno dei Comuni più piccoli delle Langhe e Roero.


 

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