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"–Dalle pietre c'è da imparare ciò che i popoli hanno dimenticato nel tempo"

 

BOSIA OGGI


Più tradizionale della pallapugno qui era la Pantalera.

La giocavano anche i padri dei padri tra un muro e l’altro delle case, protetti dall’ombra dei giorni più caldi.

Qui il Belbo si fa stretto e ripido e sfida la terra aggredendola.

Una battaglia millenaria, in cui a vincere è solo il paesaggio.

Da queste parti vive il “gigante di Spagna”, ma non temete, non morde.

Si tratta del fagiolo bianco che qui tra i 500 e i 650 metri sembra starci proprio bene.

Semplicità e tradizione, toma e case in pietra, sono questi i fattori che rendono Bosia bella al naturale da secoli.


BOSIA GALLERY



BOSIA IERI


Nel 1001 Ottone III confermò il possedimento di Bosia ad Olderico, Marchese di Susa. Bosia venne successivamente occupata da Bonifacio, Marchese di Savona e quindi ceduta a Gugliemo I, Marchese di Ceva e Cortemilia.

Tra il 1112 ed il 1118 Alba, Asti, Ivrea e Milanofacevno creano una lega intercomunale per fronteggiare il dominio dell'Imperatore e dei suoi Marchesi, i quali cercarono di costituire delle alleanze con le città o di Alba o di Asti, così da poter assicurare e consolidare la loro permanenza nei territori a loro assoggettati. Questo porta al sorgere di diversi Comuni e un grande deflusso dalle campagne alle città.

Nel 1209 Bosia venne ceduta al comune di Asti. 

Nel 1313 passò in mano ai Savoia ritornò ai Valperga e un'altra passò per vendita nel 1676 ad Alessandro di Robbio e quindi a Giacomo Verri d'Alba.
L'anno più tragico fu il 1669 dove le popolazioni delle Langhe furono costrette alla fame ed alla pestilenza.

Il 30 marzo 1679 (venerdì santo), per le infiltrazioni d'acqua dovute allo "sciglimento delle nevi cadute nell'inverno in smisurata quantità", in Bosia si mosse una frana nel pomeriggio che distrusse il Castello, le case del Capoluogo ed il Cimitero. Tradizione vuole che siano periti tutti gli abitanti, mentre un manoscritto inedito, basato su ricerche accurate in Archivi parrocchiali , sembra dimostrare che non vi furono vittime; a riprova, a Bosia si conserva un registro catastale del 1684 (quindi posteriore all'evento) in cui sono elencati i nomi degli 82 Particolari costituenti la Comunità. 

In epoca fascista, nel 1928, il comune di Bosia fu aggregato a quello di Castino, per poi riacquistare la propria autonomia nel 1947.

Nel 1948 lungo la strada Bosia - Lequio Berria, crollarono il ponte sul Rio Rostero e quello sul Belbo in località Bolla. Cedette inoltre il vecchio ponte lungo la S.S. 29 e buona parte del rilevato in località Campetto di Borgomale. Il 16 luglio 1951, presso Bosia, il Belbo aggirò il guado della strada per Lequio Berria in località Bolla. Il 2 novembre 1968 il Belbo esondò su circa 50 ettari ed asportò il ponte comunale.

Oggi Bosia è un borgo naturale, tranquillo e in pace in cui soggiornare per ritrovare il giusto relax. 


 

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